

111. Una cortina di ferro  scesa sull'Europa.

Da: W. Churchill, in J. Morray, Storia della guerra fredda,
Editori Riuniti, Roma, 1962.

Riportiamo qui una parte del discorso tenuto da Winston Churchill
il 5 marzo 1946 nella sede del Westminster College di Fulton,
nello stato americano del Missouri, dove era stato invitato dal
presidente Truman. L'ex primo ministro britannico, che godeva
ancora di fama e prestigio a livello internazionale, affront la
questione degli equilibri internazionali, affermando che questi
erano gravemente minacciati dalla politica estera dell'Unione
Sovietica. In Europa in particolare, secondo lo statista
britannico, una cortina di ferro separava nettamente la parte
occidentale da quella orientale, ormai sottoposta all'imperialismo
sovietico. Quest'ultimo, prosegue Churchill usando espressioni
atte a suscitare ansia e preoccupazione, rappresenta una sfida
montante e un pericolo per la civilt cristiana, perch con esso
i russi mirano alla indefinita espansione della loro potenza e
della loro dottrina. Per questo  necessario intervenire
rapidamente e in modo convincente, perch i pericoli non saranno
rimossi aspettando soltanto di vedere ci che succeder; n
saranno rilevati con una politica di pacificazione. Ci che
occorre  una sistemazione e quanto pi la rimanderemo tanto pi
difficile sar e pi grande diventer il pericolo. Sar pertanto
necessaria una prova di forza: Da ci che ho visto dei nostri
amici e alleati russi durante la guerra, sono convinto che non c'
nulla di cui hanno meno rispetto della debolezza militare. Per
questa ragione la vecchia dottrina dell'equilibrio di potenza
scade.
Sia il governo britannico che il dipartimento di stato americano
si dissociarono dalle dichiarazioni di Churchill, le quali restano
comunque indicative del clima di tensione internazionale che segn
l'inizio della guerra fredda, nel corso della quale l'espressione
cortina di ferro divenne usuale.


Un'ombra  caduta sulle scene cos recentemente illuminate dalla
vittoria degli alleati. Nessuno sa ci che la Russia sovietica e
la sua organizzazione internazionale intendono fare nell'immediato
futuro, o quali siano i limiti, se ce ne sono, alle loro tendenze
all'espansione e al proselitismo. Ho molta ammirazione e molta
stima per il valoroso popolo russo e per il mio compagno di
guerra, maresciallo Stalin. In Gran Bretagna - e senza dubbio
anche qui - c' simpatia e buona volont verso i popoli russi, e
la determinazione di perseverare, nonostante molte divergenze e
contrasti, nello stabilire con essi una durevole amicizia. Noi
comprendiamo il bisogno della Russia di essere sicura alle sue
frontiere occidentali di fronte a qualsiasi ripetersi
dell'aggressione tedesca. Noi le diamo il benvenuto al giusto
posto tra le pi importanti nazioni del mondo. Lo diamo
soprattutto a contatti costanti, frequenti e sempre maggiori tra
il popolo russo e il nostro popolo su tutte e due le sponde
dell'Oceano Atlantico. E' tuttavia mio dovere porre davanti a voi
certi fatti al riguardo dell'attuale situazione in Europa:  mio
dovere farlo, penso, anche se senza dubbio preferirei farne a
meno.
Da Stettino sul Baltico a Trieste sull'Adriatico,  scesa sul
continente europeo una cortina di ferro. Dietro quella linea ci
sono tutte le capitali degli antichi Stati dell'Europa centrale e
orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna [l'Austria fu
sottoposta all'occupazione alleata fino al 1955, quando riottenne
la piena sovranit], Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia, tutte
queste famose citt e le popolazioni che le circondano si trovano
nella sfera sovietica e sono soggette, in una forma o nell'altra,
non soltanto all'influenza sovietica, ma a un'altissima e
crescente misura di controllo da Mosca. Solo Atene, con le sue
glorie immortali,  libera di decidere del suo futuro con
un'elezione sotto l'osservazione anglo-franco-americana. Il
governo polacco, dominato dai russi,  stato incoraggiato a fare
enormi, ingiuste puntate nella Germania, ed ora accadono
espulsioni in massa, dolorose e mai supposte, di milioni di
tedeschi. In questi Stati dell'Europa orientale i partiti
comunisti, che erano molto piccoli, sono stati portati ad assumere
posizioni di preminenza e di potere molto al di l della loro
capacit numerica e dappertutto cercano di ottenere un controllo
totalitario. Governi polizieschi stanno prevalendo in quasi tutti
i casi, e finora, esclusa la Cecoslovacchia, non c' vera
democrazia. La Turchia e la Persia sono profondamente allarmate e
preoccupate dalle pretese che sono state avanzate e dalle
pressioni a cui sono sottoposte dal governo di Mosca. I russi
stanno facendo tentativi a Berlino per creare un partito quasi-
comunista nella zona da loro occupata in Germania con la
concessione di favori speciali ai gruppi capeggiati da leaders
della sinistra tedesca. Al termine dei combattimenti del giugno
scorso, gli eserciti americano e inglese si ritirarono verso
occidente, secondo l'accordo precedente, fino a una profondit che
in certi punti raggiungeva le 150 miglia su un fronte di quasi 400
miglia per permettere ai russi di occupare questa vasta estensione
di territorio occupato dalle democrazie occidentali. Se ora il
governo sovietico tenta, con un'azione separata, di dar vita a una
Germania filocomunista nella sua zona, questo provocher nuove
serie difficolt nelle zone inglese e americana, e dar agli
sconfitti tedeschi il potere di vendersi ai sovietici o alle
democrazie occidentali. Qualsiasi conclusione si possa trarre da
questi fatti - perch sono fatti - essa non sar certamente la
costruzione dell'Europa che abbiamo voluto e per la cui
liberazione ci siamo battuti. N  quella che conterr gli
ingredienti essenziali di una pace permanente.
Di fronte alla cortina di ferro che  calata sull'Europa ci sono
altre cause di ansiet. In Italia il partito comunista 
seriamente ostacolato dal fatto che deve appoggiare le pretese sul
territorio gi italiano all'apice dell'Adriatico del comunista per
addestramento maresciallo Tito. E tuttavia il futuro dell'Italia 
ancora in bilico. Un'altra volta, nessuno pu immaginare un'Europa
rigenerata senza una Francia forte. In tutta la mia vita pubblica
ho lavorato per una Francia forte e la fiducia nel suo destino non
mi  mai venuta meno, anche nelle ore pi buie. Non la perder ora
questa fiducia. Ma in molti paesi, lontano dalle frontiere russe e
sparse in tutto il mondo, le quinte colonne comuniste sono
all'opera e lavorano in completa unit e assoluta obbedienza alle
direttive che ricevono dal centro comunista. Eccetto che nel
Commonwealth britannico e qui, negli Stati Uniti, dove il
comunismo  nella sua infanzia, i partiti comunisti o le quinte
colonne costituiscono una sfida montante e un pericolo per la
civilt cristiana. Per chiunque  grave analizzare fatti simili
all'indomani di una vittoria guadagnata con tanto splendido
cameratismo in armi e per la causa della libert e della
democrazia, e saremmo molto poco saggi se non li affrontassimo
direttamente ora mentre siamo ancora in tempo.
La prospettiva causa ansiet anche in Estremo Oriente e
specialmente in Manciuria. L'accordo che fu fatto alla conferenza
di Jalta, alla quale io presi parte, era estremamente favorevole
alla Russia, ma fu fatto in un momento quando nessuno poteva dire
che la guerra tedesca non si sarebbe protratta per tutta l'estate
e l'autunno del l945, e quando si pensava che la guerra giapponese
sarebbe durata per altri diciotto mesi dopo la fine della guerra
con la Germania. In questo paese siete cos bene informati circa
l'Estremo Oriente, e siete cos buoni amici della Cina, che non ho
bisogno di diffondermi nella descrizione della situazione col
esistente.
D'altra parte io respingo l'idea che una nuova guerra sia
inevitabile; e ancor pi che sia imminente. E proprio perch sono
cos certo che le nostre fortune sono nelle nostre mani e che
possiamo salvare il futuro, che sento il dovere di parlare ora che
ho l'occasione di farlo. Non credo che la Russia sovietica
desideri la guerra. Ci che essi desiderano sono i frutti della
guerra e l'indefinita espansione della loro potenza e della loro
dottrina. Ma quello che dobbiamo considerare qui, oggi, mentre
siamo ancora in tempo,  la prevenzione permanente della guerra e
la creazione di condizioni di libert e democrazia, il pi
rapidamente possibile, in tutti i paesi. I pericoli e le
difficolt non saranno rimossi se davanti ad essi chiudiamo gli
occhi. Non saranno rimossi aspettando soltanto di vedere ci che
succeder, n saranno rilevati con una politica di pacificazione.
Ci che occorre  una sistemazione e quanto pi la rimanderemo
tanto pi difficile sar e pi grande diventer il pericolo. Da
ci che ho visto dei nostri amici e alleati russi durante la
guerra, sono convinto che non c' nulla di cui hanno meno rispetto
della debolezza militare. Per questa ragione la vecchia dottrina
dell'equilibrio di potenza scade. Se c' modo di evitarlo, non
possiamo permetterci di lavorare entro margini stretti, offrendo
tentazioni a una prova di forza. Se le democrazie occidentali si
uniscono nella stretta aderenza ai principi della Carta delle
Nazioni Unite, immensa sar la loro influenza nella spinta in
avanti di questi principi e nessuno probabilmente le molester.
Se, invece, si dividono o esitano nel compimento del loro dovere,
e se si permette a questi anni tanto importanti di scivolare via,
allora potr davvero sopraffarci tutti una catastrofe.
